Il canto di mettā

Il testo del canto è costituito dal contributo di vari maestri, a partire da Sariputta (discepolo contemporaneo del Buddha) e Buddhagosa (monaco indiano e accademico del V sec), che attinsero da alcuni discorsi del Buddha.

Tra coloro che ascoltano la recitazione di questo canto, come di altri discorsi del Buddha, molti non ne conoscono appieno il significato e, perciò, ne ottengono benefici minimi. La traduzione italiana del canto affiancata all'ascolto e alla recitazione, risponde al bisogno di tanti meditatori.

Per ascoltare il canto e leggere la sua traduzione italiana, cliccate sul fiore di loto qui di fianco, che trovate in tutte le pagine del sito, nell’angolo in basso a sinistra.

Per la sola lettura, cliccate Il testo del canto.

Qui di seguito trovate due saggi di approfondimento su significato e importanza della pratica di mettā cioè della benevolenza o amichevolezza verso tutti gli esseri.

Il discorso sull'amore universale

Tratto da La saggezza che libera– La meditazione nei discorsi del Buddha, Collana Biblioteca Vipassana, Artestampa, Modena, 2013.


Mettā, l'amore incondizionato

Tratto da Ayya Khema, Quando vola l’aquila di ferro, Ubaldini, Roma, 1992.