Siddhatta Gotama, il Buddha
Biografia, suoi discorsi e testi di commento

"Nel corso della storia poche sono le personalità che hanno emanato una luce cosi grande e duratura come Siddhattha Gotama, il Buddha, e nessuna è riuscita a esercitare in Asia un influsso tanto profondo. La prima predica di Buddha nel 528 a.C. a Sarnath presso Benares fu un avvenimento che ancora oggi continua ad avere benefiche ripercussioni."
( H.W. Schumann , da Schumann H.W., Il Buddha storico, Salerno, Roma, 1986)

Questo settore è dedicato ai discorsi del Buddha, talvolta affiancati dai relativi commenti; con una cernita sui temi: il percorso del meditatore, le difficoltà, i suggerimenti per superarle.

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LA VITA DEL BUDDHA SECONDO IL CANONE IN PĀLI Traduzione dal pāli, selezione e adattamento del materiale di BHIKKHU ÑĀṆAMOLI traduzione italiana di ROBERTO PACIOCCO Un classico che fornisce esaustive informazioni sulla vita del Buddha traendole direttamente dai suoi discorsi.
La gradualità della realizzazione nell'immobilità.
Aneddoti della vita del Buddha raccontati dal maestro S.N. Goenka
In Inglese. Interessante studio su questo famoso discorso del Buddha sull'origine del mondo e la sua continua ed incessante trasformazione.
Scritture buddhiste MAJJHIMA NIKAYA Raccolta dei discorsi medi (o di media lunghezza) Il Majjhima Nikaya, o "Discorsi di media lunghezza" del Buddha, è il secondo di cinque nikaya, o collezioni, nel Sutta Pitaka del Tipitaka, ossia Il Triplice Cesto. Questo nikaya comprende 152 discorsi del Buddha e dei suoi principali discepoli, che costituiscono tutt'assieme un corpo d'insegnamento completo di tutti gli aspetti degl'insegnamenti del Buddha. Si divide in tre "pannâsa" (mûlapannâsa, majjhimapannâsa, uparipannâsa) comprendendo ciascuno 50 sutta, tranne il terzo che ne comprende 52. Ognuno di questi pannâsa viene diviso in 5 "vagga". I compendi dei sutta ti permetteranno di scegliere appositamente il sutta che ti interessa.
In questo brano tratto dal Simsapavana-Vagga, Il capitolo del boschetto di alberi simsapa (Samyutta Nihaya, Maha Vagga, Libro XII, 31-38),1 il Buddha sottolinea lo scopo pratico dei suoi insegnamenti che non hanno interesse a soddisfare curiosità intellettuali o proporre una conoscenza fine a se stessa, ma sono invece volti alla liberazione definitiva dell'uomo. Si riafferma, in una efficace sintesi di semplicità e intensità, il fine soteriologico del Dharma: comprendere il dolore per superare il dolore. Il resto è pura proliferazione mentale che non porta a nulla né tanto meno alla liberazione. Comprendere le Quattro Nobili Verità e lavorare con consapevolezza, attenzione e senza indugio su di sé significa praticare l'insegnamento del Buddha. Vi presentiamo il testo dalla prima versione italiana completa del Samyutta Nikaya, I discorsi in gruppi, edito da Ubaldini, uno dei più importanti testi canonici finalmente tradotto dall'originale pali in italiano da Vincenzo Talamo e che va a colmare uno degli innumerevoli vuoti in questo settore. L'opera di Vincenzo Talamo, traduttore da decenni dì diversi testi canonici, è altamente meritoria per l'attenzione, la cura e il lungo e paziente lavoro richiesti per far arrivare direttamente al pubblico italiano la parola del Buddha.
Il discorso sulla libera ricerca (Kalama Sutta, A.3,65) Premessa di S.N. Goenka. "Le istruzioni ai Kalama sono famose come incoraggiamento alla libera ricerca; lo spirito del discorso è l’opposto di fanatismo, dogmatismo e intolleranza. È la prima dichiarazione dei diritti umani ed è un faro della libertà di pensiero per tutta l’umanità. Tutto l’insegnamento del Buddha mette in guardia contro la fede cieca, invita ognuno a sperimentare ciò che gli viene proposto e ad accettare un insegnamento basandosi sull’esperienza personale. È empirico, imparziale, di grande rigore intellettuale, e per questo è accettabile universalmente. In questo discorso sono descritti i benefici di una vita virtuosa, che non dipende dalle credenze, ma dal benessere mentale che si acquisisce quando si sconfiggono bramosia, avversione, ignoranza, illusione e autoinganno".
Il discorso sulla felicità più grande (Maha Mangala Sutta, Sn. 258) Premessa di S.N. Goenka. Una volta al Buddha fu chiesto di spiegare cosa fosse la vera felicità ed egli elencò varie azioni benefiche che portano vera felicità. Tutte rientrano in due categorie: azioni che contribuiscono al benessere degli altri, adempiendo a tutte le responsabilità verso famiglia e società, e azioni che purificano la mente: il proprio bene non è separabile dal bene degli altri. La più grande felicità Sapere che si è padroni di se stessi, che nulla ci può sopraffare, che si può accettare con un sorriso qualsiasi cosa la vita offra: questo è il perfetto equilibro mentale o equanimità, la vera liberazione.
Il discorso sui fondamenti della consapevolezza (Satipatthána sutta, M.10). Il testo è tratto dal libro" La saggezza che libera" a cura di Pierluigi Confalonieri - Edizioni Arte stampa 2013. " La ricerca ha portato il Buddha a riscoprire la tecnica di auto-osservazione, chiamata Satipatthána o Vipassaná, l’osservazione equanime della realtà così come è. L’oggetto di osservazione è la struttura mentale e fisica, che è l’unica sorgente di informazioni e il solo strumento di lavoro “per conoscere il mondo”. È proprio in questo corpo, di appena due braccia di lunghezza, con le sue percezioni e la sua mente, che vi faccio conoscere il mondo, il sorgere del mondo, l’estinzione del mondo e il sentiero che conduce all’estinzione del mondo. (Buddha S. 1,2,3,6)
Tratto da: La saggezza che libera - a cura di Pierluigi Confalonieri - Edizioni Arte stampa 2013. Questi quattro discorsi sono tratti dal Samyutta Nikáya, la Raccolta di discorsi raggruppati per argomenti. Una delle cinque raccolte (nikáyas) che costituiscono il Sutta Piþaka, la cesta dei discorsi. " SE vogliamo imparare a vivere una vita felice, è necessario che ci trasformiamo in maniera radicale e, per un tale cambiamento, anche la fede più sublime non basta, ma occorre sperimentare la legge naturale – il Dhamma – all’interno di noi stessi: dobbiamo renderci conto personalmente della nostra natura effimera e mutevole. Dopo tale esperienza, diventa spontaneo generare in noi quel distacco, o equanimità, che ci permette di rimanere sereni in mezzo alle vicissitudini della vita. La chiave di questa percezione diretta è la sensazione corporea, vedaná in pali, perché è attraverso di essa che noi entriamo in contatto con il mondo esterno.
Tratto da " La saggezza che libera" a cura di Pierluigi Confalonieri - Edizioni Artestampa, 2013. Il discorso sull’inesistenza dell’io (Anatta lakkhana sutta, S. XXII,59). " È il secondo discorso pronunciato per i cinque asceti. Impartito come secondo proprio perché avessero il tempo di meditare con le istruzioni ricevute, i cinque poterono sperimentare che ogni cosa che si manifesta nel corpo sorge e passa, e che ogni attaccamento è causa di sofferenza. Gradualmente riuscirono a raggiungere uno stadio importante di concentrazione. Cominciava a manifestarsi in loro e a essere sperimentata un’altra verità universale, l’inesistenza di un io, verità fondamentale per raggiungere la liberazione. Solo allora il Buddha pronunciò questo insegnamento basilare.
Da " La saggezza che libera" a cura di Pierluigi Confalonieri - Arte Stampa edizioni. Cronologicamente non è il secondo discorso, ma lo collochiamo qui per evidenziare la basilare scoperta della sofferenza, con la sua causa e la sua eliminazione, introdotta col primo discorso. La causa è tanha, la bramosia, e si tratta di capire il suo fondamentale ruolo. Il Buddha ha indagato basandosi sulla legge di causa ed effetto (chiamata anche dell’origine dipendente o dell’origine condizionata), legge universale esistita da sempre, costituita da: questo avviene a causa di quello. Se questo non avviene più, perché quello è terminato, la causa non c’è più, perciò non c’è più l’effetto. Dopo averla osservata nel suo corpo, Siddhatta Gotama il Buddha ha scoperto che è proprio una catena di causa ed effetto a perpetuare la sofferenza; una catena dove la bramosia è il punto da cui si biforcano due strade: quella della sofferenza e quella della liberazione, il punto in cui è possibile spezzare la catena di condizionamenti e avviare il processo inverso di liberazione.
Commento * di S.N. Goenka: Questo è il primo insegnamento in assoluto: è come il primo raggio del sole nascente che buca l’oscurità. È uno dei più importanti discorsi, perché vi è concentrato l’intero insegnamento dei successivi quarantacinque anni. Estratto dal libro: a cura di Pierluigi Confalonieri: La Saggezza che libera - Artestampa editore
Gli insegnamenti del Buddha furono tramandati oralmente nei primi secoli e poi trascritti e raccolti. La raccolta completa è stata divisa in tre parti e chiamata Tipiþaka (Tre cesti. Ti: tre e piþaka: cesto). La lingua pali - I concili - I testi - I commentari
Il Buddha offre cinque metodi pratici di reagire saggiamente ai pensieri maldestri (pensieri connessi con il desiderio, l\'avversione, o l\'illusione). IN QUESTA SEZIONE - LA PRATICA appariranno discorsi del Buddha che potranno essere di aiuto ai meditatori per superare le inevitabili difficoltà che incontreranno sul cammino spirituale della purificazione della mente. A volte verrà anche indicato in questa descrizione un audio o video di un maestro che spiegherà in dettaglio il discorso. In questa occasione potete ascoltare una lucida e utile spiegazione data da Ven. Gunaratana, che potete ascoltare in video in inglese su: https://youtu.be/zNAtPLWr5UY. Altri discorsi in italiano li trovate su www.canonepali.net
In Inglese. Selected Texts from the Pali Canon and the Commentaries Compiled and translated by Nyanaponika Thera. Importante raccolta di testi del Buddha sugli impedimenti mentali che ostacolano la meditazione e su come superarli.
Il grande dono del Buddha all’umanità* Attraverso molte nascite ho vagato in questo ciclo infinito del divenire, cercando, ma non trovandolo, il costruttore di questa casa (mente-corpo, n.d.r.). Ho continuato a nascere e rinascere nella sofferenza. O costruttore, ora ti ho visto. Non potrai più costruire alcuna casa: la trave di sostegno e tutti i travicelli del tetto sono stati demoliti. La mente è libera da tutti i condizionamenti. Ho raggiunto lo stadio libero da ogni desiderio. (Dhp. 153-154)
Tratto da " La saggezza che libera" a cura di Pierluigi Confalonieri. Edizioni Arte Stampa 2013. La meditazione per lo sviluppo della benevolenza – metta – è corollario a Vipassana, anzi la sua logica conclusione. È una tecnica grazie alla quale irradiamo amorevole gentilezza e benevolenza verso tutti gli esseri, inviando consapevolmente nell’atmosfera intorno a noi le vibrazioni calmanti e positive dell’amore puro e compassionevole. Il Buddha la insegnò per aiutare a condurre una vita più pacifica e armoniosa.